Il Peso Piuma

Contro la pesantezza della realtà, la leggerezza dei dialoghi.
martedì, 27 novembre 2007

Il Cellulare....

...è bello uscire di casa, catapultarsi in una macchina e dimenticarsi il cellulare.

Nessuno riesce a rintracciarti.

Il datore di lavoro, che vorrebbe dirti "PRESTO, CORRI"....tua madre..per chiederti se mangi a casa....cosa mangi a casa, se hai intenzione di tornare a casa prima o poi.....una fidanzata...che chiama per dirti che le manchi e che non ce la fa più a lavorare.

L'amico non riesce a sapere se ti sei ricordata di portare quel libro.

Il collega non riesce a sapere se è confermato l'appuntamento.

La tua amica non può farti sapere che il tipo che le piace oramai non manda più segnali e va dietro a un'altra..

..e tutta una serie di persone, più o meno importanti per te, non possono sfogare le loro urgenze comunicative.

Urgenze per il 2007, sia chiaro, in altri tempi sarebbero state impietosamente bollate come MINCHIATE.

Odio il cellulare.

Odio l'idea che gli altri si fanno di me, mentre guido, mangio al volo un trancio di pizza o mentre parlo, sono ad un corso...di una che è lì, sempre disponibile, di una che attende (forse) un sms, uno squillo o una chiamata, perchè possedere uno di questi aggeggi infernali equivale ad accettare una rintracciabilità sempiterna (amen).

se così non è, devi anche rendere conto "MA COME, NON LO SENTI IL CELLULARE?"

No, care le mie figure più o meno importanti della mia vita, non lo sento, non lo voglio sentire il cellulare mentre mastico il pranzo in quei 15 minuti scarsi prima di rituffarmi a lavoro, non voglio rispondere ad un incrocio in overdose di macchine, nè lo voglio tenere acceso se sono a lezione...io il cellulare lo porto muto e senza vibrazione: fatevene una ragione!!!

Post stupido, ma dopo tante urgenze comunicative altrui, ne sfogo una mia

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categorie: parole, pensieri
mercoledì, 14 novembre 2007

Parole. Pensieri. Suoni.

L'amica Giuba 47, tempo fà, mi invitò a fare un post che parlasse dei miei 5 libri preferiti. A differenza della musica, la lettura mi dà meno problemi di numeri, confesso di leggere prevalentemente poesie, saggi e racconti, i romanzi spesso li ho trovati la versione alta delle soap opera e poco mi appassionano, eccezion fatta per alcuni libri ed alcuni autori, naturalmente.

1) Se qualcuno mi chiedesse, se ho un  libro che mi ha cambiato la vita gli risponderei: "Qualcuno doveva aver callunniato Josef K. poichè senza che avesse fatto alcunchè di male una mattina venne arrestato" Franz Kafka. Il Processo. Non me l'ha cambiata in senso metaforico la vita, ma reale. Ero al penultimo corso universitario, quando un sostituto procuratore nonchè illustre professore consigliò a noi ragazzi quella lettura. Conoscevo la metamorfosi, così lo comprai e lo lessi in un week end. All'inizio di quelle pagine credevo di sapere tutto di me e di quello che dal futuro volevo: entrare in magistratura. Il lunedì successivo decisi che mi sarebbe stato meglio addosso il mestiere di avvocato. Già, perchè in quelle pagine piene di non-giustizia, terrore e mistero...c'erano solo giudici e burocrati, latitava completamente la figura dell'intermediario. Di chi traduce le istanze delle persone, parla lingue lontane (burocratese, giuridichese.. ) e controlla la legittimità di rivoli e rivoletti procedimentali. Ecco, faccio questo nella vita, e a parte attimi di sconforto nei periodi di maggior pressione, me ne trovo contenta

Se si potesse tradurre in musica sarebbe una canzone deiRadiohead, una qualsiasi dell'albunm Lemming, degli italiani RONIN, una canzone dei Cripple Black Phoenix, o una presa dalle Desert Sessions..

 


 

2) il secondo libro che mi ha cambiato la vita è questo: "Avanti, allora! è un momento penoso, quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe." Etty Hillesum. Diario 1941.1943. L'ho letto subito dopo la laurea grazie ad una persona cara che me lo ha regalato, in un momento di estrema confusione, con la depressione alle spalle da anni che faceva ogni tanto capolino, con quel mio maledettissimo animo capace di insozzare qualsiasi bellezza, qualsiasi gioia vera; ero alla ricerca di qualcosa, sentivo di dovermi assestare, vivere serenamente gli eventi..che ci crediate o meno, la lettura di questo libro mi ha shockata, turbata, ha lavorato impercettibilmente dentro ed alla fine ho ricominciato una seconda lettura..per cercare lì dentro nuove cose, ed ogni parola è stata più efficace di qualsiasi medicina, fede, teoria, terapia..è iniziato un processo di trasformazione che mi ha portato a scrivere persino il peso piuma..anche se qualcuno sa che è un mezzo bluff, perchè ci si trasforma, ma non si cancella, ed io sono un pò piuma e un pò piombo...a seconda...certo è che a partire da quel libro è iniziato un amore viscerale per la vita delle persone e mia che prima non conoscevo.

Se si potesse tradurre in musica sarebbe una canzone di Hanne Hukkelberg, o "Swans" degli Island o ancora "Sleeping Lessons" degli Shins

 


 

3) "Ci è venuta voglia di passare la serata e la notte in un castello. In Francia..." Sono le prime parole di Lentezza, di Milan Kundera, avrei potuto scrivere le parole di Identità o L'insostenibile leggerezza dell'essere, li amo indifferentemente, ma ho scelto questo per due motivi, tratta l'argomento tempo che a me è molto caro (Le memorie di Adriano, Yourcenar, altro testo strepitoso a riguardo), e perchè lo fa dalla parte della lentezza, la mia naturale dimensione...per la quale vengo presa in giro da che ero piccola :) Kundera è uno scrittore a cui sono particolarmente affezionata perchè usa parole semplici, e perchè, come solo i grandi sono in grado di fare, rende comprensibili concetti che in altri autori diventerebbero astratta filosofia. Lui le parole le scrive leggere...e la loro leggerezza è direttamente proporzionale alla profondità dei sentimenti e dei pensieri. Storie apparentemente uguali alle altre eppure uniche, irripetibili..come le vite di chiunque. Amo decisamente Kundera.

Se si potesse tradurre in musica sarebbe un pezzo di Miles Davis o Alberto Iglesias

 


 

4) "Ci spinsero in una grande sala bianca e cominciai a battere gli occhi perchè la luce mi faceva male." J.P. Sartre, Il muro. Questa raccolta di cinque racconti sà di vita, morte, caso, follia, passione, legami terreni...muri come immaginari divisori, come ostacolo contro cui sbattono le frustrazioni, muro che si tocca o quello che si immagina. Proprio per la ricchezza di spunti e riflessioni che mi offrì all'epoca della lettura, l'ho preferito a La Nausea, che pure amo parecchio. Andrebbe letto...

Se si potesse tradurre in musica sarebbe una canzone di Nick Cave, una scia impalpabile di Murcof "Cosmos" con spruzzatine infinitesimali di Joy Division e Bauhaus

 


 

5) Ha parole taglienti, un modernismo linguistico così vivo e creativo, personalmente, non l'ho mai incontrato. Quello che a lungo mi rimane impresso, nella mente prima ancora della storia è il linguaggio della Jelinek. "L'insegnante di pianoforte Erika Kohut si precipita come un ciclone nell'appartamento che divide con la madre.." inizia così La Pianista. Ero indecisa se inserire FedorDostoevskij o Yukio Mishima, altri "amici" di vecchia data, ma la scelta è caduta su questa austriaca non solo per l'uso della parola, che mi affascina, ma perchè questo romanzo è un pò il sunto alto della passione che nutro per quelle storie che mostrano la parte oscura dell'amore. Amore che scivola in odio, odio che somiglia ad amore, malessere e sofferenza che legano le persone più della serenità e della pace. E' il racconto dell'impossibile da vivere, di quando qualcosa di idealmente pulito si sporca nell'animo, di quanto gli uomini e le donne, a volte, non riescano a declinare la propria esistenza se non attraverso la "morbosità".  C'è qualcosa di crudele, di radicato, qualcosa di brutalmente naturale anche nel lato oscuro dei legami..

Se si potesse tradurre in musica sarebbe una canzone degli afterhours o degli einsturzende neubauten, o uno schiaffo sonoro e nervoso di P.J. Harvey.

lanciato da: Acrylic77 alle ore 11:23 | link | commenti (31) | commenti (31)
categorie: parole, pensieri, suoni
domenica, 11 novembre 2007

Ferro basso. Pensieri sparsi..

I valori del ferro confermano quelli del tempo. Sono stanca e vorrei riposare…in realtà il sabato l’ho trascorso dormendo e probabilmente oggi dormirò sino a domattina.

Le orecchie tollerano soltanto il basso di Alain Caron ed il pianoforte.

E la mia mente butta qua e là concetti svogliati…

 

1)  Natale anticipato. Odio la filodiffusione e le canzoncine natalizie a più di un mese dall’evento. Gli Ipermercati sono in pieno santa-claus-mood, e sento una fastidiosa dissonanza tra i ritmi del lavoro e la finta pace che regna fra gli scaffali. Qualcuna () dice che a furia di anticipare gli eventi ci accorceranno persino la vita!!

2) Giornata AIRC. Ho donato i miei due euro con un sms, vi inviterei anche a fare altrettanto, ma confesso che ogni volta che dono qualcosa per una “causa giusta” mi girano i maroni, lo stato non finanzia un benemerito cazzo per la ricerca, tanto da far scappare i nostri giovani oltre il confine…e noi ci ostiniamo a mandare maniacalmente bollettini, messaggini, telefonatine: questa non è beneficenza, questa è elemosina.

3) Ogni volta che qualche donna viene ammazzata dobbiamo sempre attestare pubblicamente la sua morale, guai se non fosse integerrima…e io resto a chidermi: ma se avesse avuto voglia di avere rapporti multipli, fare giochetti e divertirsi fra amici.. avremmo dovuto inorridire di meno dinnanzi ad una gola squarciata? Se avesse acconsentito ad un festino avrebbe autorizzato implicitamente la sua mattanza? Il sangue, in fondo, si lava via facilmente, poco importa se rimangono sempre tracce impercettibili. Probabilmente…la gente avrebbe fatto spallucce e pensato “Mbè, se l’è cercata..”.

Si sa, sulle donne ricade sempre il peso del peccato originale..

lanciato da: Acrylic77 alle ore 10:31 | link | commenti (18) | commenti (18)
categorie: perplessità
venerdì, 02 novembre 2007

Mi scappa una legge...

Giorgio Forattini

E' questa assenza di progettualità a deprimermi.

Non abbiamo un pilastro solido che possa sorreggere un sistema. Ogni volta che la cronaca grida al lupo al lupo noi ci caschiamo e ci affidiamo al pugno di ferro.

Espelliamo, inquisiamo, facciamo pulizia.

Intanto le piaghe si incancreniscono, e le donne continueranno, con buona pace dei rumeni espulsi, ad essere massacrate.

Non credo nella giustizia sommaria, nella risposta con gli effetti speciali; e non credo in nulla che non sia mediato, filtrato dalla ragione, costruito minuziosamente.

Si farà qualche provvedimento, qualche legge che invece di prevenire crimini si limiti a rincorrerli senza afferrarli mai...e via, altro giro altre morti.

Sanità, scuola, giustizia...tutto è un'urgenza senza apparente soluzione, tutto è apparentemente risolvibile in un dibattito televisivo.

lanciato da: Acrylic77 alle ore 11:24 | link | commenti (30) | commenti (30)
categorie: perplessità

Io chi?

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"Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare…" Bertold Brecht

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